Panoramica del villaggio rupestre della Chiafura a Scicli, con sentieri in pietra e grotte abitate incastonate nella collina.

Nel cuore della Val di Noto, immersa nel paesaggio ibleo, si trova Scicli, una delle città barocche più affascinanti della Sicilia. Tra le sue meraviglie più nascoste e meno note al grande pubblico spicca la Chiafura, un antico quartiere rupestre incastonato nella roccia della collina di San Matteo, a ridosso del centro storico. La Chiafura racconta una storia millenaria di vita, sopravvivenza e trasformazioni, che ne fa oggi uno dei luoghi più evocativi dell’isola.

Origini storiche di Chiafura


Ingresso di abitazioni rupestri nella Chiafura di Scicli, scavate nella roccia calcarea e circondate da vegetazione mediterranea.
Ingresso di abitazioni rupestri nella Chiafura di Scicli, scavate nella roccia calcarea e circondate da vegetazione mediterranea.

​Le prime tracce di frequentazione umana nella zona della Chiafura risalgono al periodo tardo antico e bizantino, tra il V e il VII secolo d.C. In questa fase, l’area fu utilizzata come necropoli, come attestano le numerose tombe scavate nella roccia. Queste sepolture presentano diverse tipologie, tra cui tombe a fossa (formae), loculi e arcosoli, spesso situate all’aperto. La presenza di incisioni e simboli cristiani all’interno di alcune tombe suggerisce l’esistenza di una comunità religiosa organizzata, che utilizzava la necropoli non solo come luogo di sepoltura, ma anche come spazio per cerimonie e rituali. La posizione elevata e facilmente difendibile del sito lo rendeva particolarmente adatto a fungere da rifugio e luogo di culto, in linea con i criteri abitativi dell’epoca.​

Vista d’insieme della Chiafura, antico insediamento rupestre a terrazze sulla collina di San Matteo a Scicli.

Trasformazione in insediamento rupestre


​Con l’arrivo degli Arabi in Sicilia, tra l’VIII e il X secolo, la Chiafura subì una trasformazione radicale, passando da necropoli a insediamento abitativo. Questo cambiamento fu parte di un più ampio fenomeno di “incastellamento” avviato già in epoca bizantina, in cui le popolazioni si spostavano verso l’interno per sfuggire alle incursioni costiere, stabilendosi in aree facilmente difendibili come le cave e le colline. Le grotte di Chiafura iniziarono ad essere ampliate e adattate per ospitare nuclei familiari, trasformandosi in un vero e proprio villaggio trogloditico. Questo fenomeno non fu isolato: in tutta la Sicilia sud-orientale si svilupparono analoghi insediamenti rupestri, sfruttando le caratteristiche geologiche delle colline calcaree. La posizione strategica di Chiafura, sovrastante la confluenza di tre cave, la rese un luogo ideale per l’insediamento e la difesa durante questo periodo turbolento. ​

Sviluppo durante il Medioevo


Nel corso dell’età normanna e successivamente sotto gli Svevi, la Chiafura continuò a essere abitata e si integrò con il resto dell’abitato di Scicli. La sua funzione difensiva rimase importante, come dimostra la presenza del vicino Castello dei Tre Cantoni, posto a controllo dell’accesso alla valle. Durante il Medioevo, la Chiafura si consolidò come un quartiere urbano popolato, con una sua organizzazione interna e una fitta rete di relazioni sociali ed economiche. Alcune fonti indicano che le grotte furono utilizzate anche come botteghe artigiane e magazzini, a dimostrazione della vitalità economica della zona. In epoca medievale, la collina di San Matteo su cui sorge la Chiafura ospitava anche funzioni religiose: si ritiene che esistessero cappelle rupestri utilizzate per il culto cristiano, integrate nel tessuto abitativo del quartiere.

Architettura e struttura delle grotte


Le abitazioni della Chiafura sono interamente scavate nella roccia calcarea. La maggior parte di esse è composta da uno o due vani di forma rettangolare, con dimensioni medie di circa 4-5 metri per lato. Le grotte erano spesso precedute da piccoli appezzamenti coltivabili, detti “raffo”, utilizzati per la produzione domestica di ortaggi. Gli ambienti, pur nella loro semplicità, erano organizzati con attenzione alla funzionalità: vi si trovavano focolari, nicchie per oggetti, e sistemi di aerazione naturali. Alcune grotte erano collegate tra loro da passaggi interni o scale scavate nella roccia.

Declino e abbandono del quartiere


A partire dal XVIII secolo, con l’espansione urbanistica di Scicli verso la valle e la costruzione di edifici in muratura, il quartiere della Chiafura iniziò un lento declino. Le grotte vennero progressivamente abbandonate o relegate a dimora delle classi più povere, spesso utilizzate come rifugi temporanei per contadini e braccianti stagionali. Nonostante questo, la Chiafura rimase abitata fino alla metà del Novecento, testimoniando una resilienza abitativa sorprendente. Alcune famiglie vi abitarono fino agli anni Sessanta, in condizioni di forte disagio, prima di essere trasferite nei nuovi alloggi popolari costruiti nella parte bassa della città. Questi trasferimenti segnarono la definitiva chiusura del quartiere come insediamento residenziale.

Condizioni di vita nel XX secolo


Durante il Novecento, soprattutto negli anni ’50, la condizione degli abitanti della Chiafura attirò l’attenzione dell’opinione pubblica. Le grotte erano ancora abitate da decine di famiglie in condizioni igienico-sanitarie molto precarie, prive di acqua corrente, servizi igienici e con gravi problemi di umidità e ventilazione. Nel 1959, tre importanti intellettuali italiani – Renato Guttuso, Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini – visitarono il sito e denunciarono la situazione di degrado e marginalizzazione in un’inchiesta che fu ripresa anche dalla stampa nazionale. Questo intervento contribuì a sollevare l’interesse per la questione abitativa e a promuovere politiche di trasferimento e risanamento. I reportage e le testimonianze di quegli anni descrivono una realtà di estrema povertà, ma anche di forte dignità da parte degli abitanti, molti dei quali continuarono a vivere nella Chiafura fino a che non furono completate le nuove abitazioni popolari nella parte bassa di Scicli.

Chiafura oggi


Dopo decenni di abbandono, la Chiafura è oggi al centro di progetti di recupero e valorizzazione. Parte delle grotte è stata trasformata in museo all’aperto, con percorsi guidati che illustrano la storia del sito e della sua comunità. L’area è oggi visitabile, seppur non integralmente, e rappresenta una tappa fondamentale per chi desidera conoscere la storia autentica di Scicli, oltre il barocco e le piazze monumentali. Il fascino primordiale delle grotte, unito alla vista mozzafiato sulla città, rendono la visita un’esperienza suggestiva e toccante.

Chiafura nella letteratura e nella cultura


Il quartiere della Chiafura ha lasciato tracce anche nella letteratura italiana. In particolare, Elio Vittorini nel suo romanzo “Conversazione in Sicilia” cita contesti che ricordano da vicino la realtà trogloditica. La Chiafura ha ispirato anche il mondo del cinema: le sue grotte, e più in generale il paesaggio di Scicli, hanno fatto da sfondo ad alcune scene della celebre serie televisiva “Il commissario Montalbano“. Inoltre, documentari e reportage culturali prodotti dalla RAI e da altri enti hanno approfondito il valore antropologico e storico del sito, riportando testimonianze degli ultimi abitanti e immagini d’archivio uniche. Questi riferimenti culturali hanno contribuito a mantenere viva l’attenzione su un sito tanto emblematico quanto dimenticato, rafforzando l’interesse anche da parte di studiosi, scrittori e registi.

Informazioni pratiche per i visitatori


Veduta del centro storico di Scicli al tramonto, ripresa dalla Chiafura con i tetti in pietra e la chiesa sullo sfondo.
Veduta del centro storico di Scicli al tramonto, foto scattata dalla Chiafura.

La Chiafura si trova a pochi minuti a piedi dal centro storico di Scicli. L’accesso è possibile attraverso sentieri che risalgono la collina di San Matteo, alcuni dei quali recentemente ripristinati grazie a progetti di valorizzazione del patrimonio rupestre. Le visite sono solitamente organizzate da guide locali, in collaborazione con associazioni culturali del territorio come “Tanit Scicli” e “Kamarina Immagine“. È consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto nei fine settimana e durante la stagione turistica. Alcune grotte sono visitabili solo con accompagnamento, data la conformazione del terreno e la necessità di preservare il sito. All’interno del percorso sono presenti pannelli informativi in più lingue, e alcune cavità ospitano ricostruzioni ambientali con oggetti d’epoca. Il periodo migliore per visitare è la primavera o l’inizio dell’autunno, quando il clima è mite e il paesaggio circostante offre il meglio della macchia mediterranea.

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About the Author: Marco Crupi

Ex fotografo professionista (2015–2022) e sviluppatore web, vive a Messina. Il suo blog fotografico marcocrupi.it è stato dal 2008 al 2020 uno dei principali punti di riferimento per la fotografia in Italia. Dal 2015 al 2021 ha collaborato con Panasonic come Global Brand Ambassador e con diversi brand internazionali del settore, tra cui Epson, Nokia, Carl Zeiss, Samsung e Manfrotto. Profondamente legato alla Sicilia, considera questo sito un progetto fotografico e narrativo a lungo termine: un lavoro in continua evoluzione per raccontare l’isola attraverso i suoi paesaggi, i luoghi meno noti e il rapporto tra territorio, luce e memoria.