Il Venerdì Santo a Enna

Rinomati in tutta la Sicilia per pathos e magnificenza, i riti della Settimana Santa di Enna culminano nelle spettacolari processioni del Venerdì Santo.

Il Venerdì Santo a Enna

Rinomati in tutta la Sicilia per pathos e magnificenza, i riti della Settimana Santa di Enna culminano nelle spettacolari processioni del Venerdì Santo.

TESTI E VIDEO DI TOMMASO RAGONESE

FOTOGRAFIE DI MARCO CRUPI

GUARDA IL TEASER

Seduta in un angolo del cortile sotto la croce rossa della confraternita del SS. Salvatore, il capo chino sul rosario in grembo, un’anziana recita le litanie di una piccola via Crucis condotta da Padre Rugolo. Dentro la chiesa, il Cristo ligneo è già stato calato nell’urna sul baldacchino che una settantina di confratelli porteranno in processione. Le porte della chiesa sono chiuse. “Apriranno dopo la via Crucis” sussurra l’anziana interpellata da un turista. “E quanto ci vorrà?”. “Ah, sarà una cosa veloce”.

Un’ora dopo, Padre Rugolo deve ancora raggiungere l’ultima stazione, seguito dal mormorio di una piccola folla impaziente. Il volto contratto, il prete sembra quasi vivere in prima persona le sofferenze della via crucis: o forse è solo scocciato del microfono malfunzionante che fa andare e venire la sua voce dagli altoparlanti.

Il rettore e due confratelli del SS. Salvatore lo seguono dall’inizio della piccola processione, portando un crocifisso verso il quale i presenti si genuflettono in riverenza ad intervalli regolari. Monsignor Petralia, storico parroco di Enna, è facilmente identificabile tra i presenti non soltanto per i suoi 90 anni suonati ma anche per il suo abito impeccabile e la grazia con cui riceve chi ha dovuto fare la fila per baciargli le mani.

Un parroco apparentemente molto amato per il suo senso delle cose terrene. Si dice che durante una delle ultime messe tenute in Duomo, rifacendosi ad un passo delle sacre scritture, avesse chiamato all’altare le vergini tra i presenti. Vedendo che nessuno si muoveva, senza scomporsi più di tanto, monsignore esclamò: “A comu siti!”. Comunque voi siate. Con buona pace delle sacre scritture.

Anche ad Enna, capoluogo di provincia più alto d’Italia con i suoi oltre 900 metri d’altezza, la primavera è arrivata con un’irruenza tipicamente siciliana. Un vento fresco e intermittente come la voce di Padre Rugolo ad ogni stazione della Via Crucis porta con sè l’odore dei fiori di un albero di mimosa che svetta sopra i muri del cortile. Padre Rugolo legge da un piccolo breviario. “Possa la morte diventare una ragione per compiere delle scelte che trascendono il nostro interesse personale”. Invoca persino lo Spirito Santo a “illuminare al fine le menti di coloro che inquinano e distruggono l’ambiente”.

Tutt’altro che un habitué di contesti religiosi, riesco comunque ad apprezzare l’attualità degli auspici di Padre Rugolo e non mi resta che sperare che lo Spirito Santo intervenga a salvarci dal disastro ecologico. Difficile poi, anche per un non credente, non riconoscere l’importanza dei riti della Settimana Santa di Enna, senz’altro tra le più suggestive di tutta la Sicilia per pathos e magnificenza. Mettendo da parte taccuino e agnosticismo, dunque, mi dirigo verso la sacristia impostando la fotocamera per filmare le ore che precedono l’uscita dell’urna del Cristo Morto.

In un’atmosfera concitata, circa 250 membri della confraternita del SS Salvatore, la più antica delle 16 confraternite ennesi, si preparano alla processione. Fondata nel 1261 per aiutare i meno abbienti tra i suoi membri, per gli ultimi quattro secoli a questa confraternita è toccato il compito di portare il Cristo Morto in processione il Venerdì Santo e di posizionarlo accanto al fercolo della Madonna Addolorata all’interno del Duomo.

Vestiti con camice bianco e mantelle giallo chiaro recanti la croce rossa di Malta, il volto coperto da un cappuccio bianco sormontato da una corona lignea, i confratelli si riuniscono per l’appello. Uno ad uno, i portatori si fanno avanti e prendono in consegna le corde con cui solleveranno il fercolo con l’urna contenente il Cristo Morto. A ciascuna estremità delle due file di portatori, otto anellieri avranno il compito di direzionare l’imponente struttura attraverso le strette vie fino al Duomo.

Corde alla mano, portatori ed anellieri escono dalla sacristia e si posizionano ai lati del Cristo ligneo. Alcuni di loro ne baciano l’urna facendo il segno della croce, altri si fermano raccolti in un momento di preghiera. La navata della chiesa si riempe velocemente, lasciando ai presenti sempre meno spazio per muoversi. Vecchi e giovani, scuri di carnagione o chiari con occhi azzurri, i confratelli si allineano ai lati del fercolo: il giallo ed il rosso della confraternita insieme al dorato dell’urna spiccano sotto gli stucchi bianchi della chiesa.

Addossato al muro, immobile nel tentativo di incorporarmi ad una colonna per creare meno incomodo possibile ai confratelli, osservo uno di loro eseguire diversi peripli intorno al fercolo. Mentre controlla che tutto sia in ordine, sorride e dispensa pacche sulle spalle dei portatori in un tentativo tanto genuino quanto inefficace di dissipare almeno in parte la tensione ormai palpabile all’interno della chiesa. Sono quasi le 17. Si sente il suono di una banda avvicinarsi. Cala il silenzio. “Non dimenticare la corda!” “Shhh!”.

È giunta l’ora. La porta viene aperta. Il rettore fa un cenno per attirare l’attenzione dei portatori e detta le ultime istruzioni con una voce paradossalmente calma. I confratelli si inginocchiano per un ultimo Padre Nostro, le corde strette tra le mani coperte dai guanti bianchi. La voce di Padre Rugolo irrompe dagli altoparlanti: “…e dal momento che Lui ogni giorno porta il peso dei vostri peccati, oggi voi portate il peso del suo corpo morto! Procedamus, in nomine Christi!”.

Terminata quest’ultima ingiunzione, Padre Rugolo attraversa la navata posizionandosi di fronte al fercolo, con fare solenne si aggiusta la stola finemente ricamata e, sollevando lo sguardo, mi rivolge un sorriso cortese ma evidentemente forzato. La campana suona le 5 del pomeriggio. La struttura di legno che sostiene il fercolo viene rimossa ed il peso passa sulle corde strette tra le mani dei portatori.

La luce che trapela dalla porta laterale della chiesa è adesso filtrata da un fitto strato di nubi grigie ed il vento sembra essersi completamente placato: da quella porta esce l’urna del Cristo laminata in oro zecchino e sormontata agli angoli da quattro angeli. Seguito da una piccola folla brandente telefonini e macchine fotografiche e uscendo miracolosamente illeso da una virata strettissima tra i muri di via Salvatore, il fercolo scompare lasciando deserta la chiesa ed il suo cortile.

Il vento ha ripreso a soffiare mentre ci facciamo strada tra le confraternite che convergono di fronte al Duomo Seicentesco. Lungo la strada che porta alla chiesa dell’Addolorata sfilano i ‘misteri’, ovvero i simboli della Passione di Cristo, portati dalla Confraternita della Passione. Una dopo l’altra, le confraternite composte tuttora da soli uomini fanno il loro ingresso attraverso i fumi d’incenso che aleggiano all’ingresso della chiesa madre: i mantelli verdi di Maria SS. di Valverde, i cappucci a punta del SS. Crocifisso di Pergusa, le foglie di palma dello Spirito Santo. Infine, compare l’urna del Cristo Morto, con le sue cinque dozzine di portatori ondeggianti ritmicamente al suono della banda.

Manovrando per allineare il fercolo con l’ingresso del Duomo, gli anellieri guidano il Salvatore verso la gradinata gremita di spettatori e incappucciati. Mentre il Cristo fra il suo ingresso in chiesa, risaliamo controcorrente la marea umana che lo accompagna, cercando un posto da cui poter veder passare la statua dell’Addolorata. La folla si muove litigiosa come un grosso animale mentre sulle gradinate si cerca il posto più vicino al passaggio del fercolo della Madonna, che verrà deposto poco dopo accanto al Cristo Morto all’interno del Duomo.

Ormai è sera e la facciata del Duomo si staglia, illuminata dall’ultima luce e gremita dalle prime ombre, contro un cielo minacciosamente scuro. La sagoma di Padre Rugolo appare come scolpita nella luce calda che contorna l’ingresso della chiesa madre. Sulle note di una marcia funebre intonata dal coro Passio Hennensis, il Cristo Morto, seguito dalla Madonna Addolorata, riprende il lungo cammino che lo porterà al Cimitero tra le strade gremite di fedeli.

No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.