GIORNO 7 | 10/06/2017 – Diario di Viaggio

Arance tardive ancora sull’albero all’inizio dell’estate, nella campagna di contrada San Filippo, nei dintorni di Ficarra.

Per trovare ancora arance sull’albero in Sicilia a giugno occorre essere molto fortunati. Al nostro risveglio in contrada San Filippo a Ficarra, abbiamo questa fortuna: da due filari di alberi d’arancia tardiva dolce, pendono ancora parecchi frutti in stato di perfetta maturazione, di cui facciamo incetta mentre aspettiamo il ritorno di Vittoria Piccolo dalla sua casa in paese.

È una varietà di arance molto diffusa in queste valli e particolarmente tardiva: fa buona compagnia agli alberi di minuta” ci dice al suo arrivo. Il suo cane prende posto con noi sui sedili della Panda, e risaliamo lungo la sponda orientale del torrente Naro verso l’azienda agricola dei Fratelli Borrello. Notiamo un gruppo di cavalli liberi sul greto del corso d’acqua e non posso fare a meno di perdermi qualche attimo a contemplare con un pizzico di invidia la vita di questi animali.

Pippo Borrello nel locale di stagionatura, mentre mostra una forma di Provola dei Nebrodi, simbolo della tradizione casearia dei Nebrodi.

Nel giro di circa settant’anni i Borrello hanno trasformato una semplice trattoria di famiglia in una delle più prospere aziende agricole di questo versante dei Nebrodi. Pippo è uno dei fratelli che ha rilevato l’azienda nel 1982: ci siamo dati appuntamento per telefono qualche giorno fa ed è la prima volta che lo incontriamo. Non possiamo dunque biasimarlo se, con piglio apparentemente severo e fare riservato, stenta a rilassarsi di fronte al nostro interesse e alle nostre domande.

Sebbene naturalmente dotati di un’impareggiabile socievolezza, i siciliani hanno imparato a essere inizialmente diffidenti. Non è raro che questo atteggiamento di sospettosa cautela venga imputato al trattamento riservatogli storicamente dagli invasori stranieri, prima, e dal vituperato “governo” dopo l’unificazione d’Italia.

Speculazioni a parte, una chiacchierata e una spiegazione delle motivazioni e degli obiettivi del nostro giro sono sufficienti perché Pippo si senta abbastanza tranquillo da mostrarci l’azienda da cima a fondo. Due ore dopo, in trattoria, sarà lui stesso a servirci la sua carne di suino nero, grigliata personalmente per noi, in un gesto d’amicizia che risuona profondamente con le mie origini nebroidee.

Pippo ci mostra le sale mungitura, il caseificio e le camere di stagionatura dei suoi formaggi e salumi. “Abbiamo 7 vacche, 30 pecore e 35 capre. I nostri formaggi di punta sono la Provola dei Nebrodi, presidio Slow Food, ed il pecorino. La provola è un formaggio a pasta filata tipico delle nostre montagne e prodotto con metodo artigianale. La tradizione qui vuole che la provola venga consumata principalmente stagionata: noi la chiamiamo ‘provola sfoglia’ perché il formaggio, avendo perso molta della sua umidità interna, si sfalda al taglio in pezzi sottili come fossero foglie”.

Un pranzo semplice e abbondante in trattoria: formaggi locali, salumi e piatti fritti, nel cuore dei Nebrodi.

Circa trent’anni fa iniziammo a occuparci del recupero di una delle sei razze di suino ufficialmente riconosciuta come autoctona dall’Associazione Nazionale Allevatori Suini: il nero dei Nebrodi. Questo suino, dichiarato a rischio di estinzione nel 1997 dalla Comunità Europea, è stato fortunatamente salvato grazie a un progetto regionale che ha coinvolto anche noi allevatori. Dopo anni di studi sperimentali sulla riproduzione, sull’allevamento e sulla lavorazione della carne di questi suini, adesso in azienda ne abbiamo circa un migliaio, allevati allo stato semi-brado con il sistema cosiddetto en plein-air”.

Suini neri dei Nebrodi allevati allo stato semi-brado con sistema en plein-air nei boschi intorno a Sinagra.

L’azienda agricola di Pippo e fratelli fornisce direttamente la trattoria di loro proprietà sulla sponda opposta del torrente Naso: è una vera esperienza farm-to-fork (dal campo alla tavola) e molti dei loro prodotti sono in vendita nel negozio a fianco. Dai formaggi ai salumi, dalle nocciole al miele, i Borrello hanno fatto leva sul meglio delle tradizioni e delle produzioni agricole locali, per creare una delle attività commerciali di maggior successo del circondario. Sia la Provola dei Nebrodi che i prodotti di suino nero dei Nebrodi sono certificati come Presidio dalla Fondazione Slow Food: un riconoscimento che attesta l’impegno per la conservazione della biodiversità, le buone pratiche nell’allevamento e il rispetto dei metodi di trasformazione tradizionali dell’azienda Borrello.

C’è un’atmosfera gioviale a tavola, invitati da Pippo che ci raggiunge con generosissime porzioni di carne di suino nero: come quasi sempre accade, una volta vinta la timidezza e la riservatezza di certi siciliani, è davvero difficile alzarci e salutare.

Un momento di convivialità a fine giornata: Pippo Borrello con la bandiera di Slow Food Sicilia, dopo una tavola che racconta il legame profondo tra territorio, cibo e persone.

Ci congediamo con la promessa di ritornare a fine viaggio, prima di riaddentrarci tra gli olivi di contrada San Filippo, in compagnia dei quali trascorreremo il resto del pomeriggio ad ascoltare le storie di Vittoria Piccolo. Maestosamente monumentali, i tronchi nodosi di questi alberi si contorcono vincendo il tempo da centinaia, alcuni forse da migliaia di anni. “Sono qui da molto più tempo della mia famiglia” dice Vittoria.

Eppure i Piccolo erano già qui almeno cinquecento anni fa. Una vera e propria dinastia, cui appartennero molte delle terre in questa valle e di cui è impossibile ricostruire coerentemente tutte le vicende nel poco tempo a nostra disposizione. Quello che veniamo a sapere è che un certo trisavolo di Vittoria fu politico progressista, deputato per cinque legislature, inviato speciale in Eritrea e uomo di fiducia di Crispi. Seppur discendente di figure di tale calibro, non è per indulgere nella vanagloria di un passato nobiliare che Vittoria ha lasciato il suo lavoro di grafica nel 1996 per tornare a Ficarra, ma per sottrarre all’oblio gli olivi di minuta del fondo di famiglia in contrada San Filippo.

Dalla finestra della camera da letto il cielo appare infuocato dagli ultimi raggi del sole, già tramontato oltre il dorso della collina su cui sorge il paese di Naro, al di là della valle.
Dalla finestra della camera da letto il cielo appare infuocato dagli ultimi raggi del sole, già tramontato oltre il dorso della collina su cui sorge il paese di Naro, al di là della valle.
Cena epica in versione "Déjà vu gastronomico"! Dopo un pranzo che avrebbe messo KO un lottatore di sumo, ci siamo lanciati in un bis serale con pane, provola, salame e olio di oliva minuta.
Cena epica in versione “Déjà vu gastronomico”! Dopo un pranzo che avrebbe messo KO un lottatore di sumo, ci siamo lanciati in un bis serale con pane, provola, salame e olio di oliva minuta.

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