
GIORNO 4 | 07/06/2017 – Diario di Viaggio
Abbiamo dormito talmente bene, di fianco al torrente, che nemmeno la prospettiva di trascinarci su per la strada, che ieri abbiamo percorso in discesa per arrivare qui, riesce a rovinarci la pace di cui lo scorrere dell’acqua e l’ombra verdeggiante della valle ci hanno riempito. Sono le 6 del mattino e fa molto freddo. L’umidità è tremenda. Dopo aver sfoderato la nostra dotazione di sapone, deodorante naturale e spazzolino di bambù, per una rapida toilette, tocca risalire le bici su fino alla strada e rimpacchettare tutto l’equipaggiamento. Una rapida occhiata alla mappa ci permette di stabilire che il torrente è un affluente del torrente Paratore – un nome che sentiremo varie volte, che molto probabilmente ha a che vedere con la filatura della seta, attività cardine, un tempo, dell’economia di diverse parti del messinese. Se lo seguissimo verso valle, giungeremmo sotto Tripi.

Per quanto la prospettiva di percorrere la vallata in discesa sia allettante (anche se impossibile, considerato lo stato di dissesto del letto del torrente), iniziamo la lunga e penosa risalita fino al parco eolico dal quale abbiamo deviato ieri. Un errore che paghiamo con la fatica, anche mentale, della acchianata forzata a ritroso, ma che ci ha anche permesso di allentare la tensione accumulata durante i preparativi a ritmi serrati per il Viaggio, ed i primi giorni di assestamento.

Certo, fanno ancora male le gambe per la salita di ieri da Novara a Sella Mandrazzi, spingere una mountain bike carica di bagagli su per una strada sterrata non sarà il defaticamento ideale, ma abbiamo ancora tanta strada da fare e siamo immersi in una delle regioni più verdi della Sicilia.

Riattraversiamo cancelli e passaggi allestiti da pecorari e zammattari, incrociando vacche e suini in quantità.
Durante una sosta, ci imbattiamo anche in un fuoristrada con una coppia sulla cinquantina: entrambi sono di queste parti e ci raccontano delle loro proprietà ormai abbandonate.
Una zona troppo scoscesa e difficile da raggiungere; i figli hanno preferito un’altra vita. Lei, magrissima, tradisce nella loquela una forza d’animo insospettabile a giudicare dall’aspetto esteriore. Lui ha una parlata da montanaro, a tratti scattosa, dittonghi chiusi, e la gestualità esuberante di chi è avvezzo a comunicare con le bestie. Entrambi ci spiegano diverse volte la strada per arrivare a Montalbano, dove siamo diretti. Poi ripartono, lasciandoci ad immaginare come possa essere diversa la vita tra questa montagne.

Riguadagniamo infine la sommità del crinale e, tirando più di un sospiro di sollievo, rimontiamo in sella pedalando fino all’ingresso del Bosco di Malabotta.



Il paesaggio è mozzafiato: si vede l’Etna sfumacchiante alla nostra sinistra e l’orizzonte con le sagome delle isole Eolie alla nostra destra.
Entrando nel bosco, un pensiero va a tutti i nostri amici di Salina, l’isola verde, il cui microclima tra le due “gobbe” del Monte dei Porri e del Monte Fossa delle Felci ci ha incantato qualche settimana addietro. Nonostante sia l’inizio di giugno di un anno molto secco, procediamo attraverso un bosco verdissimo, sfoggiando un abbigliamento quasi invernale, per affrontare l’umidità e la temperatura relativamente bassa, mentre risaliamo oltre i mille metri.

Tra cerri e roverelle, percorriamo il sentiero attraverso uno degli ultimi boschi “naturali” sopravvissuti in Sicilia; un vero e proprio ecomuseo puntellato di relitti botanici secolari. Se solo queste piante potessero parlare! La salita non termina fino a Portella Croce Mancina che, con i suoi 1.341 metri, è uno dei punti più alti di tutto il nostro itinerario.
Uscendo dal Bosco di Malabotta, percorriamo una strada parecchio dissestata fino all’altopiano dell’Argimusco, importante valico dei Nebrodi in età antica e, sede dell’omonimo complesso megalitico. Queste rocce di arenaria quarzosa, sebbene nelle vicinanze non siano state rinvenute tracce cospicue di presenza umana in età preistorica, hanno dato vita alle teorie più disparate, alcune delle quali ne farebbero un sito archeo-astronomico alla Stonehenge.

Al bivio per Tripi, l’antica Abacenum, città dei Siculi la cui fondazione pare risalga a undici secoli prima di Cristo, cartelli stradali crivellati di pallottole ci riportano rapidamente a una realtà meno mistica e spirituale, a metà tra stereotipo di monito mafioso da film e gretta spavalderia di locali annoiati. Meglio scherzarci su.

La SP115 “Tripiciana” era la strada che, sin dal I sec. d.C., portava da Tindari agli insediamenti greci di Taormina/Naxos passando per gli attuali Randazzo, Roccella Valdemone, Moio Alcantara e Francavilla di Sicilia. Pare che negli anni ‘60, quando crearono la strada provinciale, si limitarono ad asfaltare il basolato romano. Il percorso da Tindari a Naxos seguendo la costa è più lungo e, al tempo, doveva farsi strada tra gli impervi declivi dei Peloritani, poiché l’attuale strada costiera tra Rometta e Messina non esisteva.

Nella discesa per Montalbano, ormai visibile tra gli arbusti di rosa canina, nugoli di mosche ci inseguono fino in paese. Incuranti del fatto che cotanta simpatia sia probabilmente da ricondurre al fatto che non ci laviamo da più di due giorni, facciamo il nostro ingresso trionfale nella piazza deserta.

Un lauto piatto di maccheroni e mezzo chilo di pane più tardi, ci accasciamo esausti sulle panchine di fronte all’edificio del comune. Un personaggio piuttosto minuto ma decisamente arzillo ci raggiunge poco dopo e ci domanda: “Ma voi siete i ciclisti?”. Con un sopracciglio visibilmente sollevato, guardo prima le nostre bici, poi Marco e poi lo sconosciuto, rispondendo, con aria un po’ imbarazzata: “Sì, siamo i ciclisti”.
Ci eravamo messi in contatto con l’amministrazione comunale di Montalbano attraverso l’assessore Ruggeri, ed avevamo ricevuto una gradita offerta di ospitalità. Ci si può immaginare la sorpresa quando il nostro vispo personaggio, che nel frattempo ci ha invitato ad entrare in Comune per ottenere le chiavi di un’abitazione, risponde, tra gli uffici, all’appellativo di “Sindaco”. Forniteci le chiavi dell’appartamento dove potremo pernottare e datoci appuntamento ad ora di cena, dopo il comizio, – poiché ferve la campagna elettorale – Filippo Taranto, Sindaco di Montalbano Elicona, si congeda da noi con sapiente nonchalance, evitandoci ulteriore imbarazzo.

