Da San Marco d’Alunzio alla spiaggia di Canneto

Giorno 11 (14/06/2017) – Il giro della Sicilia in 80 giorni

TESTI E VIDEO DI TOMMASO RAGONESE

FOTO DI MARCO CRUPI

Di qui a dieci miglia `{`occorre`}` sant màrkù. Vasta rócca con avanzi di antichità grande numero di cólti, mercati, un bagno e copia di frutte e produzioni agrarie. `{`Stendesi nel territorio di questo paese`}` una pianura con larghi campi da seminare, `{`lieta di varie`}` polle d'acqua. Crescevi d'ogni banda la viola màmmola che imbalsama l'aria; e vi `{`si produce anco`}` di molta seta. La spiaggia è bella. Quivi si costruiscono delle navi col legno `{`che tagliasi`}` nelle vicine montagne.

Muhammad al-Idrisi - Libro di Ruggero

Alontion per i greci, Demenna per i Bizantini, San Marco divenne araba e poi normanna, assumendo un posto di rilievo come centro amministrativo del Val Demone. E poi bla bla bla… Ma chi mi credo, Alberto Angela? Sarà anche più bravo a gesticolare e la sua loquela degna di screening in prima serata, ma lo sfido ad affrontare l’epocale stillicidio che è stato il nostro percorso peloritano-nebroideo fino a questo momento e poi ne riparliamo.

Abbiamo quasi riguadagnato la costa, dormito in un letto comodo, siamo riusciti a fare una doccia e un pò d’ordine tra le nostre cose. Mentre guardo fuori dalla finestra la Sicilia si fa perdonare i dolori alle gambe ed alla schiena, le imprecazioni e le invettive per catene rotte e le dirette su Facebook che non vanno. Chissà in quanti, da queste alture, hanno scrutato il mare sperando di non scorgere mai le navi corsare o una vela nemica. Viviamo in tempi migliori? Quantomeno il bar è vicino e gli arabi ci hanno lasciato una buona tradizione di pasticceria. Facciamo colazione.

Amedeo e Mariella hanno fatto da padroni di casa ospitandoci e accogliendoci come fossimo noi stessi due dei loro quattro pargoli. “Stanno tutti fuori” ci dice Amedeo, sindaco uscente di San Marco, con quel velo di malinconia del genitore che ha visto i figli andarsene uno dopo l’altro. Un destino comune, lo sappiamo bene, a molti giovani siciliani. Mamma Mariella, calabrese d’origine, decide a questo punto di lasciare l’insegnamento di educazione tecnica nelle scuole e di mettersi in gioco come imprenditrice.

Qui a San Marco vivevano due vecchiette che possedevano due telai antichi e facevano delle tele di lino meravigliose: la Signora Angelina e la Signora Basilia.

Maria Cutrì - La Tela di Penelope

“Mi appassionai a quest’arte antica e cercai di mettere insieme un gruppo di donne appassionate come me. Così con venti ragazze del paese abbiamo costituito l’Associazione Antico Telaio”. Per due anni questo gruppo di volenterose frequenta le case delle due anziane signore, ben contente di insegnare ciò che era stato tramandato loro dalle loro famiglie.

Abbiamo imparato tutti i tipi di tessitura: dal peri i lana all’occhiddu al broccato allo spiluccato al cocciu”. Maria è amche riuscita a recuperare quattro telai che stavano per essere bruciati nel corso dello sgombero di alcuni depositi e stalle. Insieme ai falegnami di San Marco e sotto la guida di Angelina e Basilia li ha restaurati e rimessi in funzione. “Ci siamo anche recate nei paesi limitrofi per imparare i disegni delle tipiche pezzare nebroidee”.

Le ‘pezzare’ prendevano il loro nome dalla materia prima: anticamente si utilizzavano delle vecchie pezze tagliate a strisce e intrecciate nell’ordito di cotone grosso per realizzare la cosiddetta ‘razzata’. “Alla Tela di Penelope usiamo la stessa tecnica ma con tessuti vergini. Cotoni pregiati, seta, ciniglia. Allora le razzate servivano per essiccare i legumi al sole. Oggi ci arrediamo le case. Questi prodotti vengono esportati in tutto il mondo”.

Su richiesta, oltre ai disegni tipici della tradizione siciliana, come quelli a rombi, l’odierna azienda di Maria, La Tela di Penelope, realizza disegni personalizzati su commissione di architetti o interior designer. “Abbiamo tessuto questi cuscini per una casa di Bruxelles, con disegni che richiamano la tradizione siciliana ma scegliendo tessuti particolari resistenti e morbidi che nascondono l’ordito per un prodotto molto meno rustico delle pezzare”.

Abbiamo ripreso la tessitura in tela delle tende, che sono un abbinamento di pezzara e cotone. Abbiamo recuperato la cosiddetta tila ‘i casa arricchendola con sfilati siciliani antichi e laboriosi“. Un esempio è la rete di San Marco: su una base di sfilato a giorno vengono intrecciati dei fili di cotone per realizzare degli arabeschi su tessuto per lenzuola, tende e abbigliamento. 

I telai de La Tela di Penelope risalgono ai primi del novecento. Sono costituiti da una parte portante, lo scheletro, destinato ad accogliere la parte meccanica del telaio; questa è composta, in basso, dai pedali, collegati ai licci, che servono per alzare e abbassare l’ordito, formando uno spazio all’interno del quale viene inserita la trama – come le strisce di stoffa nel caso di una pezzara.

Una tecnica importantissimo che ci è stata insegnata dalle vecchiette è la preparazione del telaio per la tessitura” ci spiega Maria. “Si parte preparando la palla dell’ordito realizzata all’interno di uno strumento detto trusciola, la quale accoglie da dieci a venti rocchetti. I fili vengono poi raccolti in un unico mazzetto e si portano avanti e indietro fino ad arrivare alla misura/larghezza desiderata”. 

“La palla deve essere dipanata sul subbio portaordito e in questa fase servono tre persone contemporaneamente: una persona tiene la palla, una la cosiddetta rama, ovvero il capo dell’ordito, mentre l’altra è intenta ad avvolgere il filo intorno al subbio. Alla fine si ottengono 1800 fili che vanno sistemati uno per uno nelle maglie dei licci. Poi devono essere passati singolarmente nel pettine prima di essere legati al subbio portatessuto”.

Un’altra tecnica insegnataci dalle signore Angelina e Basilia e che rende unici i tessuti è la cosiddetta ‘cura da tila i casa’. Una volta terminato il lavoro al telaio, i tessuti vengono immersi in una miscela di acqua e cenere, la cosiddetta liscìa, che sarebbe una candeggina naturale. Questo determina lo sbiancamento del tessuto. Il tempo di posa determina il colore più o meno chiaro dello stesso”. 

“Vengono poi sciacquati il più possibile e battuti con il maglio. Questo procedimento serve a rompere la fibra del lino rendendolo più morbido. Questo va fatto continuamente per una settimana: bagnare, battere, fare asciugare. La sensazione di avvolgersi nel lino trattato con questa tecnica della cura da tila i casa non ha eguali”.

C’è ancora tempo per una breve passeggiata in paese. Saliamo verso le rovine del castello normanno, provando a digerire tutte le informazioni dispensateci con grande orgoglio ed entusiasmo da Maria. Zigzaghiamo tra gli edifici antichi del centro storico, con scorci suggestivi che si aprono verso le alture circostanti e tra cui fa capolino anche l’imponente struttura del Convento dei Frati Benedettini. 

Tanto per cambiare, veniamo intercettati da un’anziana le cui velleità senili ci trattengono per una quindicina di minuti abbondante tra luoghi comuni e querimonie di rito. Riusciamo a congedarci unicamente quando diamo ad intendere che la nostra predisposizione al curtiglio è di gran lunga inferiore alla nostra determinazione a proseguire il viaggio.

Forse già presente nella cultura Fenicio-Elima della Sicilia Occidentale, il culto dell’eroe greco Eracle (Ercole) si estese cronologicamente anche oltre la dominazione romana grazie ad una forma di sincretismo che lo traspose nei panni cristiani di San Giovanni Battista. Uscendo da San Marco d’Alunzio passiamo proprio di fronte alle rovine del tempio dorico di Ercole, rimaneggiato diverse volte fino ad assumere l’aspetto odierno di chiesa normanna. 

Un tornante dopo l’altro, ci lasciamo alle spalle i Nebrodi ed un tramonto che profuma d’oleandro. Oltrepassiamo la fiumara di Rosmarino e l’abitato di Sant’Agata di Militello. Quando scorgiamo le luci di Santo Stefano di Camastra ci stiamo ancora chiedendo dove passeremo la notte. Lungo la spiaggia, tra grossi ciottoli dall’aspetto tutt’altro che comodo, intravediamo una fila di sdraio: di certo se domattina taglieremo la corda prima dell’alba nessuno si accorgerà che le abbiamo prese in prestito per la notte. 

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