Da Longi a San Marco d’Alunzio

Giorno 10 (13/06/2017) – Il giro della Sicilia in 80 giorni

TESTI E VIDEO DI TOMMASO RAGONESE

FOTO DI MARCO CRUPI

La luce calda dell’alba si fa strada fin dentro le pareti di pietra del Rifugio del Sole contemporaneamente allo scampanellio delle giovenche ed ai richiami del pastore, giunto presto per la mungitura. Un’aria ferma e fredda ci avvolge all’uscita del Rifugio. Il latte che sciaborda nel secchio al ritmo della mungitura sembra scandire un tempo dimenticato.

Tommaso Ragonese - Estratto dal Diario di Viaggio

Caricate le biciclette, è un sentiero sterrato in discesa a portarci dal rifugio del sole fino alla frazione di Filipelli. Qui, Angelo ha dato nuova forma alla sua vita sposando la semplicità del suo passato contadino, abbandonandosi all’amore per il suo paese natìo ed incarnando una fonte d’ispirazione per tutti coloro cui capiterà di condividere qualche momento di serenità con lui.

La prima tappa in paese è il luogo dove il Prof. Migliore, originario di Caltanissetta, ha accumulato con pazienza una ricca collezione di reperti naturalistici rappresentativi della fauna e della flora locale: dalle fotografie ai reperti di ogni genere, dai favi costruiti dalle vespe con legno masticato ai bachi da seta, la processionaria del pino, lo scorpione siciliano, i gusci di cicala, grilli talpa, collezioni di lepidotteri, rapaci e piccoli mammiferi. Nel 2004, questo luogo è diventato il Centro Naturalistico La Petagna, dal nome di una pianta risalente al Terziario (30 milioni di anni fa – una sorta di dinosauro vegetale!) e presente unicamente sui Nebrodi.

Ho dedicato gli ultimi 15 anni della mia vita a ricostruire qui la straordinaria biodiversità della natura Nebroidea.

Prof. Migliore, curatore del Centro Naturalistico La Petagna

Nell’Historia Naturale di Plinio si fa già menzione di coltivazioni di lino in Sicilia. Prodotto in grande quantità insieme a canapa, cotone e seta, tra il XVIII e il XIX secolo, fino a pochi decenni fa è stato adoperato per la tessitura a mano, un’arte assai diffusa sui Nebrodi: nella sola Alcara Li Fusi a metà dell’800 si contavano quasi 500 filatrici su una popolazione di 2500 abitanti.

Se la materia prima esigeva il trattamento più pesante ed energico da parte del contadino, il filato meritava tutta la cura e la delicata manipolazione della donna di casa, che sapeva ricavare i tessuti più pregevoli per qualità e tramatura, o le ‘pizzare’ dal complesso e colorato repertorio decorativo” (fonte: Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia). Sono per l’appunto le ragazze dell’Associazione Naturalistica La Stretta a tenere viva un’arte ormai quasi scomparsa; le vediamo in azione su un vecchio telaio a mano, accompagnati da Angelo.

A Longi c’è anche chi di un antico mestiere ha fatto la sua odierna fortuna. “Nel 1976 ho venduto la mia 850 per 300 mila lire” mi dice Lillo Lazzara nella sala riunioni della Edelina Castano Srl. “Con quei soldi comprai la prima macchina da cucire e iniziammo a confezionare pigiami. Passammo alle tute sportive e poi ai cappotti”. Grazie all’estro imprenditoriale ed alla caparbietà di Lillo, da Longi passano i capi di Prada, Salvatore Ferragamo, Gucci, Ermanno Scervino, cuciti a mano da decine di lavoratrici locali.

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Inizialmente abbiamo avuto grandi difficoltà a far capire ai committenti che anche in Sicilia si può fare impresa seriamente e a sfuggire allo stereotipo dei mafiosi”, mi confida Lillo. “Poi grazie alla serietà della nostra reputazione è valso il detto ‘Fatt’a fama e curchiti’ [fatti una buona fama e potrai dormire tranquillo]”. “Non importa quanto Gucci venda un capo al cliente finale. Per noi l’importante è lavorare con passione e dignità. Guardare a ciò che è diventata questa azienda con una serie di scommesse senza alcuna garanzia mi rende orgoglioso di portare alto il nome di Longi e della Sicilia”.

La famiglia Lazzara ha anche acquistato i diritti su un impianto molitorio del 1700, attivo nella valle del Fitalia fino al secolo scorso. Due macine di pietra francese sono state trasferite in un nuovo locale in Via Vendipiano. Come ci spiega Mirko Lazzara, uno dei figli di Lillo, l’apertura di questa attività è legata all’intenzione di recuperare l’arte molitoria tradizionale con un occhio di riguardo alle produzioni di grano locale per un prodotto finale salubre e dalla filiera cortissima. Sul sito web del’Antico  Mulino a Pietra sono in vendita sia le farine che la pasta, i biscotti ed il pane, lavorato come vuole la nonna: null’altro se non farina, sale, acqua e ‘criscenti’.

Da Longi la strada costeggia la montagna in direzione di Frazzanò. Dopo qualche chilometro giungiamo al bivio per l’abbazia di Fragalà. Non ci siamo mai stati ma ricordo quando uno dei custodi del monastero sul monte vecchio di San Fratello mi disse che le spoglie dei martiri Alfio Cirino e Filadelfio vennero trasferite inizialmente proprio qui. Rimango colpito da come ancora gli abitanti di queste bande si ostinino a lavorare terreni impossibili, alcuni sembrano aggrappati alla roccia per miracolo.

Soltanto una curiosità bruciante per le cose nascoste, un gusto dei luoghi remoti ed un profondo desiderio di pace possono condurre un viaggiatore in certi posti. È tutto un volare di rondini intorno all’abbazia e nel terreno retrostante; qui un anziano zappa a ritmo regolare, sollevando di quando in quando lo sguardo verso il recinto da dove le sue capre, a loro volta, fissano lui.

Tommaso Ragonese - Estratto dal Diario di Viaggio

C’è una strada che dall’abbazia porta a San Marco d’Alunzio senza passare per Frazzanò. La prima parte è tutta in salita, tra i noccioli. In cima alla salita ci attende una vista su almeno 150km di costa tirrenica ed un trivio. Imbocchiamo una strada sorprendentemente larga e ben messa. Mentre il sole tramonta, la strada si getta giù per la valle che ci separa da San Marco. Incuriosisce una solitaria chiesa della Catena: sorge isolata ma con una piazzetta con tanto di panchine da fare invidia a certi paesini. In fondo alla discesa, tortuosa e anche divertente, come previsto, c’è una salita piuttosto dritta, ripida e meno divertente. Finalmente un cartello annuncia il nostro arrivo a destinazione. Mentre facciamo il nostro ingresso in paese veniamo intercettati da Amedeo, il marito di Maria, proprietaria del B&B La tela di Penelope, che si è offerta di ospitarci.

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