
Tra i silenzi della costa iblea, dove il vento accarezza la pietra e il mare racconta storie antiche, sorge uno scheletro maestoso di archeologia industriale: la Fornace Penna. Spesso paragonata a una “Cattedrale del mare”, questa struttura abbandonata rappresenta uno degli esempi più suggestivi di archeologia industriale del Sud Italia. Immortalata nella celebre serie televisiva “Il Commissario Montalbano” con il nome di Mannara, la fornace esercita un fascino senza tempo, legato al suo glorioso passato produttivo e al mistero della sua distruzione improvvisa.
Localizzazione e Contesto Geografico

La Fornace Penna si trova nella contrada Pisciotto, una zona costiera affascinante situata tra Sampieri, una frazione marinara del comune di Scicli e Marina di Modica. La sua posizione è strategica: a pochi metri dal mare, su un promontorio che domina l’orizzonte. Questo contesto geografico la rende non solo un punto panoramico di straordinaria bellezza, ma anche un luogo carico di suggestione storica e culturale.
Origini e Costruzione
La costruzione della Fornace Penna risale agli anni tra il 1909 e il 1912, per volontà del barone Guglielmo Penna, un imprenditore visionario che volle creare un polo industriale avanzato per l’epoca. Il progetto fu affidato all’ingegnere netino Ignazio Emmolo, laureato in matematica a Catania e in ingegneria civile a Napoli nel 1895. Emmolo compì un viaggio in Germania per studiare da vicino i moderni forni Hoffmann a sedici camere. Tornato in Sicilia, replicò fedelmente le soluzioni tecniche e ingegneristiche tedesche, adattandole al contesto locale e utilizzando materiali come la pietra calcarea della zona.
La scelta del sito in contrada Pisciotto fu strategica: la vicinanza al mare con fondali profondi permetteva l’attracco delle navi per il trasporto dei laterizi; la presenza della ferrovia facilitava il collegamento terrestre; una cava di argilla situata a circa 200 metri forniva la materia prima; infine, una sorgente carsica locale garantiva l’approvvigionamento idrico necessario per la produzione.
Architettura e Struttura

La Fornace era un complesso industriale imponente, costruito interamente in pietra calcarea locale, che le conferiva un aspetto solenne e monumentale. L’edificio si sviluppava su due piani e presentava un’imponente facciata scandita da una successione regolare di archi e finestre, creando un equilibrio visivo di grande impatto. Il cuore della struttura era rappresentato da un forno Hoffmann a sedici camere, una meraviglia ingegneristica per l’epoca, che permetteva una produzione continua di laterizi grazie alla rotazione delle camere di cottura.

Ogni camera aveva il proprio sistema di aerazione e scarico, permettendo una cottura uniforme e un notevole risparmio energetico. Accanto al forno, sorgevano numerosi magazzini per lo stoccaggio dei mattoni, uffici amministrativi, dormitori per gli operai e una maestosa ciminiera ottagonale alta circa 40 metri, vero e proprio simbolo del progresso industriale. Una rampa decauville e binari interni facilitavano lo spostamento dei materiali grezzi e dei prodotti finiti all’interno dello stabilimento.

Attività Produttiva e Importanza Economica

Durante il suo periodo di attività, la Fornace Penna rappresentò un motore economico per l’intera area del Ragusano. Oltre cento operai vi lavoravano, producendo mattoni e laterizi destinati sia al mercato locale sia all’esportazione, in particolare verso Malta e la Libia. Il sito era all’avanguardia non solo per la tecnologia impiegata, ma anche per la visione imprenditoriale che lo sosteneva: un esempio pionieristico di industria moderna nel Sud Italia.
L’Incendio del 1924 e le Sue Conseguenze
Il 26 gennaio 1924 un incendio, quasi certamente doloso, distrusse gran parte della struttura. Le fiamme avvolsero la fornace con rapidità, alimentate dai materiali infiammabili utilizzati nei processi produttivi. Nonostante i tentativi di salvataggio, l’incendio segnò la fine dell’attività industriale della Fornace. Le cause esatte non furono mai chiarite del tutto, alimentando un alone di mistero e lasciando l’edificio in stato di abbandono per oltre un secolo.
La Fornace Penna come Simbolo Culturale
Nel corso degli anni, la Fornace Penna è diventata molto più di una semplice fabbrica dismessa. Oggi è riconosciuta come bene di interesse storico e culturale, ed è stata inserita tra i “Luoghi del Cuore” dal FAI (Fondo Ambiente Italiano), che ha promosso campagne di sensibilizzazione per la sua tutela. Nel 2024, la Regione Siciliana ha proceduto all’esproprio della Fornace Penna, corrispondendo un’indennità di 534.000 euro ai 26 eredi del manufatto.
La sua fama ha varcato i confini locali grazie alla serie TV “Il Commissario Montalbano“, dove viene rappresentata come la famigerata Mannara, un luogo oscuro e intrigante. La Fornace Penna compare in diversi episodi della serie, tra cui “La forma dell’acqua“, dove funge da scenario per indagini complesse e atmosfere cariche di mistero. La scelta di questa location non è casuale: le sue rovine maestose e la posizione isolata sulla scogliera di Punta Pisciotto contribuiscono a creare un’ambientazione perfetta per le vicende del commissario. Questa esposizione mediatica ha trasformato la Fornace Penna in una meta ambita per i fan della serie e gli appassionati di turismo culturale, desiderosi di esplorare i luoghi iconici delle avventure di Montalbano.
Stato Attuale e Progetti di Restauro

Dopo decenni di abbandono, nel 2024 la Regione Siciliana ha finalmente proceduto all’esproprio della Fornace Penna, aprendo la strada a un importante intervento di restauro e valorizzazione. Sono stati stanziati fondi pubblici per mettere in sicurezza la struttura e per avviare un progetto di recupero che dovrebbe restituire dignità e nuova vita a questo straordinario esempio di archeologia industriale. Le prime operazioni riguardano la bonifica e la stabilizzazione delle strutture residue, con l’obiettivo di aprire in futuro uno spazio museale o culturale.