Dove mangiare a Palermo vicino la stazione

Due grandi classici del famigerato street food palermitano a quattro passi dalla stazione che ogni viaggiatore affamato dovrebbe conoscere.

Quante volte durante un viaggio ci è capitato di doverci accontentare di un pasto mediocre perchè troppo affamati o per il poco tempo a disposizione prima di prendere una coincidenza? Fortunatamente in Sicilia, ed a Palermo in particolare, mangiare male è un’eventualità facilmente scongiurabile.

Invece di dirigervi al Mc Donald’s della stazione, attraversate la strada e raggiungete l’Antica Friggitoria per panelle e crocchè, o per i più avventurosi, godetevi un bello (si, in Sicilia il cibo è bello, non buono) pani ca meusa (pane con la milza) al Chioschetto di Corso dei Mille. Luoghi frequentati assiduamente dai local, anche in pochi minuti questi esercizi storici vi daranno un assaggio di cibo e di vita di strada palermitana.

1. Antica friggitoria dal 1947

“Buongiorno! Io sono Salvatore”. “E lei?“. “Io mi chiamo Salvo”. “Ma non è lo stesso nome?”, domando con un certo imbarazzo. “Si ma perlomeno se qualcuno chiama Salvatore non ci giriamo entrambi”. Fu il nonno di Salvo ad approdare nei pressi della stazione nel secondo dopoguerra con asino e carretto al seguito per vendere le sue panelle. “Quello che conta nella friggitoria è l’esperienza. Non è che il primo sicculieddu (ragazzo di esile corporatura, ndr) che arriva si può mettere a fare questo lavoro.

Le panelle e le crocché dell’Antica Friggitoria sono senza menta e senza prezzemolo, puro impasto di farina di ceci, nel primo caso, e di patate, nel secondo. Si possono mangiare sole, insieme o dentro il tradizionale panino con semi di sesamo, con o senza la spruzzata di limone. Ci sono anche altri classici della friggitoria palermitana, tra cui la fritturiedda, il fritto di pesce, e la rascatura, la ‘raschiatura’ dei rimasugli di crocchè e panelle reimpastata e ributtata nell’olio. I proprietari e gli avventori sono ben disposti a scambiare due battute. Approfittatene!

2. Al Chioschetto

Il panino con la milza, pani ca meusa, in palermitano, è con ogni probabilità, insieme alle panelle, la più iconica tra la pietanze di strada del capoluogo siciliano. Probabilmente più gustoso se lo si trangugia senza riflettere troppo sul contenuto, il panino con la milza ha una storia millenaria.

Fu la comunità ebraica installatasi in Sicilia intorno al secolo X a inventare un modo di monetizzare il commercio delle interiora delle vacche macellate, considerate scarto. La famiglia Viviano annovera alcuni dei migliori interpreti contemporanei di questa tradizione: li trovate al Chioschetto in Corso dei Mille.

Nel panino non c’è solo la milza ma anche i polmoni e la trachea dei bovini. Li preleviamo direttamente dai macelli e li portiamo al nostro laboratorio. Lì refrigeriamo e bolliamo le interiora prima di portarle qui al Chioschetto e cuocerli nella sugna (strutto, ndr) calda.” Il sign. Viviano interrompe per un attimo il suo lavoro per mostrarmi un polmone ed una mezza milza prima che vengano sfilettati e buttati nel calderone di rame.

Mio nonno iniziò con un carretto alla Cala durante il secondo conflitto mondiale.” mi racconta additando alcune fotografie in bianco e nero mentre addento il mio panino. “Allora non c’erano tutte le barche da diporto come adesso: tra i clienti c’erano pescatori e passanti. 34 anni fa ci siamo trasferiti qui in Corso dei Mille”.

Quasi tutte le volte che sono stato a Palermo, sono venuto qui al Chioschetto. Curioso di sapere cosa renda così speciale il loro panino, chiedo delucidazioni al proprietario. “Bolliamo la carne e la serviamo rigorosamente in giornata. Il fuoco sotto le pentole è sempre acceso. In più, usiamo solo sugna Ingra-Brozzi, la migliore”.

I puristi mangiano il pani ca meusa ‘schittu’, ovvero soltanto con un pizzico di sale e una spruzzata di limone. C’è chi invece la sua meusa la preferisce ‘maritata’, cioè ‘sposata’ con caciocavallo e/o ricotta. Io, personalmente, sono rimasto tra i puristi.

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