Da Milazzo a Novara di Sicilia

Giorno 2 (05/08/2017) – Il giro della Sicilia in 80 giorni

Lasciandoci dietro le acque cristalline di Capo Milazzo ci avventuriamo tra le strade di Cannistrà, dove i cittadini coltivano sogni di riscatto, prima di arrampicarci per 20km sulla SP185 fino a Novara di Sicilia, un’autentico gioiello tra i Monti Peloritani.

TESTI DI TOMMASO RAGONESE

FOTO DI MARCO CRUPI

Dalla base della scalinata che conduce alla chiesa rupestre di Sant’Antonio da Padova, prospiciente la baia di Ponente, penso a tutti quei turisti che, distratti dalla ben più gettonata piscina di Punta Messinese, non si cureranno di questo luogo. Pare che Sant’Antonio si fosse rifugiato in questa grotticella quando, nel 1221, la nave sulla quale viaggiava fu costretta da una tempesta a trovare riparo a Milazzo.

Storicamente non è chiaro se questo luogo sia stato frequentato dal santo in persona o da un eremita a lui devoto; ad ogni modo la piccola caverna divenne nel tempo luogo di venerazione e addirittura di pellegrinaggio. Un’abbiente famiglia locale lo fece trasformare in chiesetta nel 1575, lasciando inalterato il tetto di roccia viva e rivestendo le pareti di marmo.

Probabilmente non rischierete mai il naufragio nelle acque antistanti il Capo di Milazzo né una sosta in una caverna vi renderà mai santi, ma la chiesetta rupestre di Sant’Antonio da Padova val bene una visita. Non solo per la posizione privilegiata sopra le incantevoli acque che lambiscono la rocciosa riviera di Ponente ma anche per lo stato di raccolta contemplazione che questo luogo sacro ritagliato nella natura e nella roccia è capace di indurre, che si creda o meno, nel visitatore.

La raccolta contemplazione a stomaco vuoto, un vero siciliano lo sa, non è destinata a durare. Sulla strada del ritorno dalla passeggiata mattutina alla chiesetta rupestre facciamo incetta di fichi d’india. Carmelo Isgrò, il nostro cicerone, ci mostra come spellarli con una spina della pianta stessa, rimuovendo parte della buccia e facendo pressione sulla parte rimasta per fare uscire il cuore del frutto.

Carmelo si è entusiasmato leggendo del nostro progetto ed ha voluto dare il suo contributo ospitandoci la sera scorsa. Al momento dei saluti, ci fa anche un graditissimo ed inatteso regalo: il suo libro ‘Guida alla natura di Capo Milazzo’ che torneremo a reclamare alla fine del nostro viaggio. Il sole è già forte quando cominciamo a pedalare. Ricevo una telefonata che attendevo e che mi conferma la possibilità di fare una piccola deviazione: all’altezza di Barcellona Pozzo di Gotto saliamo fino al borgo di Cannistrà.

È un piccolo borgo agricolo dove è noto che si intrecciavano i canestri e si seccavano i pomodori. Un po’ meno noto è il fatto che pittori espressionisti quali Giuseppe Migneco e Renato Guttuso venissero qui in visita, ospiti del maestro Nino Leotti. Ma la vera ragione per cui siamo qui è che l’Associazione Culturale Cannistrà, dal 2011, lotta per la rinascita umana di questo gruppo di case e d’anime. Insieme, hanno deciso di lottare contro il degrado e l’abbandono, con la consapevolezza che si può ancora fare comunità, che si può e si deve parlare ancora di bellezza, futuro, tutela, lavoro, riscatto.

Ne discuto con Tonino Privitera, che nella vita di tutti i giorni insegna educazione fisica. Mi parla di quello che è stato fatto fino ad oggi mentre camminiamo lungo il viale principale, tra pali decorati da artisti venuti da ogni dove e decorazioni floreali. Lo intervisto in un posto speciale: la scala dei sogni. Si parla di concorsi di pittura, poesia, proiezioni di film, infiorate, installazioni di arte contemporanea. “Vorremmo che nascesse un laboratorio delle idee nel vecchio frantoio dell’800, che Cannistrà divenisse meta di un nuovo turismo relazionale”.

La scala dei sogni ed il frantoio abbandonato.

L’energia e la determinazione di Tonino sono contagiose e sembrano infondere speranza tra le mura spoglie e l’abbandono che altrimenti vivrebbe questo borgo, come tanti altri luoghi in Sicilia. Quando lasciamo Cannistrà, dopo aver pranzato con tutta la famiglia Privitera, siamo ancora più determinati a portare avanti il nostro viaggio facendo fronte a tutte le difficoltà che comporta perché nulla può ledere la nostra convinzione che tutti abbiamo bisogno di sognare, di progettare, di credere, di lottare, di vivere per qualcosa.

Da Cannistrà riscendiamo sulla statale 113, in direzione Palermo, fino a Terme Vigliatore. Li ci attende il bivio per la SP 185, una strada che ho spesso percorso in moto, come tanti motociclisti della Sicilia Orientale. Da qui è tutta una scalata fino a Novara di Sicilia. Si passa per Mazzarà di S. Andrea, in una valle scavata da un torrente, probabilmente l’antico Elicon. Confermiamo quanto dice la nostra guida del Touring Club del 1928 : “quattro km dopo Mazzarà (verso la pietra km 30) la salita si fa più aspra, la strada si attorciglia entro valloncelli, alzandosi assai sul piatto ghiaieto della fiumara”.

La fatica è ripagata dal magnifico panorama che comprende, a Nord, il tratto di mare tra Capo Milazzo e Capo Tindari con le isole Eolie, a Ovest, sul crinale opposto, il paese di Tripi che sorge “presso gli avanzi dell’antica Abacaenum“; a Sud, le sagome dei Monti Peloritani, su cui domina “la slanciata cresta della Rocca di Novara, metri 1340”. Tra i diportisti che navigano dalle isole Eolie verso il porticciolo di Portorosa, questa Rocca è spesso il punto di riferimento visivo per la tratta di ritorno.

Arrivati a Novara ho il piacere di rivedere Filippo Scuderi, i cui modi gentili accolgono centinaia di motociclisti al suo Bar San Nicola, all’entrata del paese. Sua moglie gestisce la macelleria accanto ed entrambi ci aiutano ad identificare il terreno ideale dove trascorrere la notte in tenda. Dopo cena, saliamo col loro aiuto proprio sotto la Rocca. La nostra guida consigliava di andarci col mulo, “ore 2:30 circa“, ma dobbiamo accontentarci della macchina di Filippo, lasciando le biciclette in paese.

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